Arte & design Sicilia

I simboli della Sicilia: storie e significati

Il significato di Trinacrie, Teste di Moro, pigne e carretti. I simboli della Sicilia e l’arte della ceramica.

I simboli della Sicilia sono noti in tutto il mondo e contribuiscono a mantenere viva l’identità di una terra tanto amata dagli italiani e dagli stranieri per il mare dalle infinite sfumature, i cibi sani e gustosi, l’odore di agrumi e gelsomino che pervade i giardini e i paesaggi assolati che si imprimono nella mente per riaffiorare nelle fredde giornate d’inverno.

La Sicilia vanta una storia coinvolgente e antica, fatta di popoli, culture e conquiste, e pochi sanno che ogni raffigurazione o icona che la identifica nei suoi tratti distintivi incarna significati profondi. Regalare a chi vi sta a cuore souvenir che rappresentino la Sicilia significa lasciare un messaggio ben preciso.

In questo articolo vi parlerò dei simboli della Sicilia più noti al mondo (e di cui sono follemente innamorata) e vi svelerò le affascinanti storie che si celano dietro di essi e che hanno catturato anche i vertici della moda italiana, al punto di portare Dolce e Gabbana a sceglierli per la loro originale collezione di abiti e accossori in stile siciliano.

La Trinacria

Una testa femminile con tre gambe, spesso riprodotta con la sagoma della regione Sicilia metà rossa e metà gialla. La Triscele (dal greco τρισκελής, che ha tre gambe) oggi è uno dei simboli della Sicilia più famosi in assoluto, rappresentata sulla bandiera siciliana, sulle insegne dei negozi locali, su calamite e cartoline, e soggetto scelto per i gioielli e le ceramiche siciliane che abbelliscono case, vicoli, piazze e negozi.

Proveniente dalla simbologia orientale, in origine la triscele rappresentava il moto apparente del sole o della luna e ritrae tre spirali intersecate. La raffigurazione delle tre gambe piegate si deve invece ai Greci che attribuivano all’icona un messaggio religioso facente riferimento al Dio del Sole nella sua forma triplice di primavera, estate e inverno.

La triscele sarebbe giunta in Sicilia proprio grazie ai Greci, che l’avevano resa all’epoca della colonizzazione siciliana intorno al III secolo a.C. immagine ufficiale della moneta sicula. Sempre in epoca ellenistica viene coniata la figura del volto di donna da cui partono le tre gambe. La testa di una gorgone, forse Medusa, mostro con ali, zanne di cinghiale e serpenti al posto dei capelli, è infatti un personaggio della mitologia greca noto per il suo potere di pietrificare gli uomini con lo sguardo.

A partire dall’epoca romana la Trinacria siciliana abbandona il suo significato religioso e, pur mantenendo la stessa fisionomia, presenta spighe di grano sulla testa, simbolo di fertilità e prosperità che caratterizzano questa terra meravigliosa.

Secondo una ammaliante leggenda, la posizione in cui si trovano le gambe della Trinacria andrebbe a simulare la forma caratteristica dell’isola che rappresenta. Si narra che tre ninfe giravano e danzavano per il mondo per raccogliere i doni più belli che offre la natura e che, capitate in un’isola bagnata da un mare di un blu lucente e catturate dalla sua bellezza, in una danza sparsero in mare tutti i gioielli naturali che avevano raccolto nel mondo. Nei tre punti in cui le ninfe lasciarono cadere le cose più belle nacquero tre promontori (Capo Peloro, Capo Passero, Capo Boeo), entro i cui confini la terra si riempì di meraviglie e fertilità dando vita alla Sicilia.

La Trinacria in passato era un simbolo di protezione della casa e della famiglia e veniva posizionata sul retro della porta di casa per scacciare il maligno. Oggi, oltre a mantenere il suo aspetto di portafortuna, è un regalo perfetto per  trasmettere messaggi di rinascita e di fertilità.

La testa di Moro

Forse uno dei simboli della Sicilia più belli, per i colori luminosi e smaltati e i lineamenti dolci, le Teste di Moro (o di Turco) le ricollego alle viuzze eleganti e colorate di Taormina, agli ingressi raffinati delle ville di lusso, ai suoi balconcini in fiore ornati da questi vasi in ceramica dipinti a mano che se ne stanno lì come ad osservare i passanti.

Spesso raffiguranti solo il volto maschile, le Teste di Moro vengono di solito vendute in coppia e dietro di esse si nasconde una storia affascinante di amore e gelosia.

La leggenda narra che durante il periodo di dominazione dei Mori in Sicilia, intorno all’anno 1100, nel quartiere arabo di Kalsa a Palermo viveva una bellissima donna dal viso color fiore di pesco. Un giorno un Moro, passando di lì, la notò e se ne invaghì, e anche lei ricambiò il sentimento, colpita dal fascino orientale dell’uomo.

Ma quando la donna venne a conoscenza del fatto che presto l’innamorato sarebbe tornato in  Oriente dalla moglie e dai suoi figli, lei lo uccise e lo decapitò. Della testa ne fece un vaso di basilico che mise in esposizione sul suo balcone e innaffiò con lacrime d’amore, così il Moro sarebbe rimasto per sempre con lei. Il vaso con il basilico, florido e profumatissimo, cominciò ad essere motivo d’invidia dai vicini della ragazza, così essi si fecero dipingere appositamente dei vasi di ceramica con raffigurata una Testa di Moro.

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La pigna

Esposte all’ingresso delle ville siciliane, solitamente a incorniciare i cancelli, le pigne, già presenti nell’antico Egitto, in Grecia e in Babilonia come immagine sacra di immortalità,  sono una delle icone più amate della Sicilia e a loro vengono da sempre attribuiti più significati.

Il primo è quello della fertilità, probabilmente per via della naturale caratteristica della pigna capace di contenere i suoi tanti frutti. Tradizionalmente le pigne venivano usate per abbellire i letti degli sposini, come richiamo alla forza generatrice di vita. L’altro significato è la resistenza, per via della durezza della resina del frutto, motivo per il quale le pigne vengono attaccate alla porta d’ingresso delle case siciliane come augurio.

Oggi le pigne sono un regalo perfetto per un matrimonio, ma anche un souvenir di augurio ideale. I colori più noti sono il giallo e il rosso, tonalità da sempre correlate alla Sicilia, ma anche il blu e il verde sono colori molto amati e scelti.

Il carretto siciliano

Chi non ha presente il folcloristico carretto siciliano? Il carrettu in legno con due grandi ruote a trazione equina veniva usato nell’800 in Sicilia per trasportare le merci. Pieno di colore e di dettagli pittorici d’ispirazione bucolica, cavalleresca o religiosa, il carretto è dotato di sponde le cui colorazioni e forme cambiano in base alla provincia siciliana di appartenenza.

I meravigliosi dipinti venivano realizzati da un lato per proteggere il legno dalle intemperie, dall’altro per allontanare la malasorte grazie alle raffigurazioni di leggende, gesta eroiche e miti. 

Oggi il carretto siciliano è un’opera d’arte di grande valore che rimanda alle usanze contadine antiche, e sono pochi i mastri artigiani che ancora lo realizzano, considerando che si tratta di un lavoro faticoso e molto lungo che richiede le abilità di carradore (colui che costruisce il carro assemblando le varie parti), falegname, fabbro e pittore. I carretti si possono trovare esposti presso giardini o hall di hotel e nei centri storici dei borghi siciliani che hanno mantenuto vive le tradizioni più antiche, ma si possono anche acquistare in miniatura come allegri souvenir.

Questo oggetto d’arte tutt’oggi rallegra le feste popolari siciliane, in particolare la festa di Sant’Alfio in provincia di Catania, dove i carretti sfilano in un’atmosfera festosa fatta di suoni di sonagli, pennacchi, campanelli e colori vivaci.


Dove acquistarli

Se siete amanti di questa splendida isola, non potete non avere in casa vostra almeno uno di questi bellissimi simboli della Sicilia. L‘artigianato siciliano, primo fra tutti il campo delle ceramiche, di tradizione antichissima, è ricco di meraviglie che ritraggono questi quattro simboli e molti altri ancora che fanno parte dell’immaginario siciliano, come gli agrumi, i fichi d’india, il marranzanu, le maioliche, la coppola, i fiori di Zagara e, nel settore dell’artigianato gastronomico, la cassata e i cannoli.

Oltre alle classiche botteghe di souvenir che si susseguono fra le vie del centro storico delle città e dei paesini di Sicilia, vi segnalo i maggiori centri di produzione di ceramica in cui è possibile trovare un grande assortimento di raffigurazioni simboliche siciliane:

  • SANTO STEFANO DI CAMASTRA (Messina)
  • CALTAGIRONE (Catania)
  • SCIACCA (Agrigento)

Vi consiglio di passare parte del tempo che spenderete in Sicilia all’interno dei negozi di ceramiche artigianali di queste città, ma anche di altri piccoli centri come Cefalù ad esempio, per rendervi conto della bellezza di questi oggetti che sono vere e proprie opere d’arte.

Non saprete dove lasciar cadere lo sguardo e, se sarete fortunati, potrete imbattervi in maestri e artisti intenti a lavorare la ceramiche proprio davanti a voi.


La Sicilia è una terra così amabile che una volta visitata è impossibile da dimenticare. I profumi agrumati, i sapori intensi, i colori accesi, l’arte simbolica così riconoscibile, sono elementi che rimangono impressi nella mente e che raffiorano dolcemente anche a distanza di anni.

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